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martedì 7 dicembre 2010

Profumiera (Prick Teaser) - capitolo 5 - Aria di Cambiamenti.

Carl, ti ho già ripetuto mille volte che ho preso la mia decisione” 
Appunto, la tua, non la nostra
È dei miei figli che si sta parlando, ed i-”
Aah, e qui ti volevo io: I TUOI FIGLI!” Carlisle buttò le braccia al cielo in segno di esasperazione, lasciando Esme sorpresa e confusa.
I tuoi figli, eh?”
Sì, è quello che ho detto!”
Ora sono soltanto i tuoi. Mi fa piacere saperlo, dal momento che non manchi mai di rinfacciarmi il fatto che sia io quello che, solitamente, fa di queste distinzioni” Carlisle gesticolò sul “mai” e sull' “io” per enfatizzare.
Carlisle...” Esme scosse la testa e sospirò.
No Esme, hai ragione tu. Non importa che tuo figlio, il tuo preferito-”
Io non ho preferen-”
Oh, invece che ce le hai – non importa che tuo figlio, Edward, voglia seguire le mie di orme: spostalo pure ad un liceo qualsiasi, togliendolo da un prestigioso collegio”
La voce di Esme ora era talmente alta che avrebbe potuto infrangere cristalli. “Vorrei ricordarti che anche io ho studiato in un liceo qualsiasi, eppure guarda chi sono diventata”
Ed io vorrei ricordarti che tu, sei divent....-mhhh.” Carlisle si morse la lingua per evitare di finire la frase.
Che io cosa?”
Carlisle guardò altrove.
Che IO COSA, Carlisle?”
Carlisle continuò a guardare altrove e sospirò.
Che io sono diventata chi sono per quale motivo, eh?” Il suo tono scese quasi fino a rompersi.
Lo sai benissimo, Esme”
No, no che non lo so: illuminami, Carlisle”
Non eri nessuno, Esme. Non avevi il becco di un quattrino. Eri una qualsiasi ragazza talentuosa che non aveva nessuna possibilità di emergere al di sopra degli altri e distinguersi in mezzo a tutta quella concorrenza. Se...”
Se, cosa?...”
Se non fosse stato per il tuo ex marito, la sua posizione, i suoi soldi Esme, tu oggi-”
Non ci posso credere, non ci posso credere, non ci posso credere!” Esme scuoteva la testa mentre ripeteva ancora e ancora questa frase mormorando, tenendo le mani giunte, come in segno di preghiera, avanti la bocca.
Il posto dove mandiamo a studiare i nostri figli, Esme, conta. Non conta soltanto cosa e come studiano”
Esme aveva continuato a mormorare tra sé e sé, dando le spalle a Carlisle quando, di scatto, si voltò ed aggiunse ad alta voce “Ah no! Io ti dimostrerò che hai torto, Carlisle Cullen: tirerò fuori Edward ed Alice da quel collegio, come ti ho già detto mesi fa”
~oOoOoOoOo~
I primi mesi nella nuova villa e della nuova vita dei Cullen erano stati tutto fuorché l'irreale disegno di perfezione che Esme aveva progettato nella sua mente.
Differentemente dai suoi sofisticati lavori che l'avevano resa nota a tutto il mondo come guru nel suo campo, questo non era qualcosa che poteva pianificare sul tavolo da disegno o con qualche costoso programma da architetto.
Presto si sarebbe resa conto di quanto questo potesse essere vero.
Come anche Carlisle avrebbe appreso che non tutto poteva essere reso lineare e patinato con un bisturi e del botulino.
Quel giorno, tuttavia, non era ancora venuto.
~oOoOoOoOo~
A fine estate, Emmett, Rosalie e Jasper erano a cavallo delle loro esercitazioni per i test d'ammissione, mentre Alice ed Edward si apprestavano ad affrontare il loro, rispettivamente, ultimo e penultimo anno di liceo.
Mettendo da parte per sempre la divisa del collegio.
Nonostante Esme avesse accolto l'evento come una sua vincita, non poteva lontanamente immaginare cosa stesse per accadere nella sua vita.
Ingranata la vita studentesca al Liceo Statale di Forchette, superati con successo i test di ammissione alla Bocconi e al Politecnico di Milano, la rutine che i rampolli di casa Cullen avevano intrapreso durante gli ultimi mesi subì un significativo cambiamento.
I più grandi erano fuori tutta la settimana, dividendo un lussuoso loft in affitto in pieno centro di Milano, ricongiungendosi, solitamente, col resto della famiglia soltanto nei week-end.
Spesso, invece, proprio i più piccoli li raggiungevano per immergersi a pieno nella movida Milanese.
Separarsi fisicamente quando avevano appena fatto chiarezza nella loro relazione non era stato facile per Alice e Jasper e, stranamente, riuscivano ad avere più privacy per i loro momenti di intimità proprio quando erano a Forchette.
I week-end a Milano erano una full immersion di 48 ore tra musica a tutto volume, alcool e ragazzate in casa, in macchina o in giro per i club più esclusivi.
La situazione, a quel punto, era diventata ancora più strana anche per Edward e Tanya.
Quando lei scendeva a trovarli, voleva vedere sia lui che Rosalie che, a sua volta, non vedeva l'ora di scarrozzarsela in giro per tutti i locali in cui, ormai, era di casa.
Tanya a Milano per Rosalie era uguale a Edward a Milano per scopare. Rosalie a Milano per la movida era uguale a Emmett a Milano per Rosalie. Con Rosalie, Edward ed Emmett a Milano, nonostante il loft, per quanto fosse spazioso, avesse pochi posti letto, Alice e Jasper si trovavano sotto degli ambigui riflettori nel caso in cui decidessero di essere gli unici due a restare a Forchette nel week-end.
Si trattava di scegliere tra il divertimento ed il sesso.
Per Edward non c'era alcuna differenza. Lui non aveva problemi ad inzuppare il suo biscotto nella tazza di latte di Tanya sul divano nell'area giorno nel loft, davanti a tutti.
Probabilmente anche i suoi consanguinei ci si sarebbero fatti una risata sopra o due... Era una cosa di famiglia.
I gemelli e Tanya... erano decisamente meno d'accordo.
~oOoOoOoOo~
Toc- toc – toc
Occupato!” disse Tanya dalla toilette del loft.
Apri, sono io” rispose Edward, parlando a voce bassa.
Edward, che vuoi? Sto... facendo... ehm...”
Quanto tempo ti ci vuole per... urinare?”
Un attimo...”
Sbrigati”
Pff.... Ecco: fatto” Tanya aprì la porta, pronta ad uscire, ma non fece in tempo ad aprirla completamente, che Edward la spinse nuovamente all'interno della toilette e la chiuse a chiave.
Edward, che-”
Lui le tappò la bocca con la mano “Shhh...” e prese a baciarla sul collo, per poi lasciar scivolare la sua calda mano lungo il corpo di lei.
Improvvisamente, afferrò l'elastico dei suoi slip da sotto la gonna e glieli sfilò.
Dai, Edward...” protestò debolmente lei.
E dai tu... Sono quasi due settimane che non lo facciamo...”
Ma qui, nel bagno?” la sua voce tremava, come tremava il suo corpo che subiva la dolce tortura delle dita di Edward che invadevano le sue parti più intime.
E dove preferisci andare, di là nel salotto?” la sua di voce era profonda e rauca.
N-no, no...”
Lo sai che Emmett si sente a disagio a lasciarmi la sua stanza... Jasper, hah!,” scosse la testa, incredulo “se ne sta chiuso tutto il tempo ad ascoltare i classici di Mozart con Alice che chatta con le sue amiche... E... mmmmh...”
Ummmh....”
E, dal momento che tu non vuoi chiedere alla tua Rose-
No, t-te l'ho già... detto... Ed- AAHHH!”
Edward mascherò il lamento di lei coprendole la bocca con la sua, mentre la penetrò con un movimento lesto e deciso.
Continuarono a condividere respiri, mugolii e grugniti con le loro labbra siglillate durante i pochi minuti che l'occasione concesse loro.
Minuti durante i quali Edward, che non era noto per la sua delicatezza in certe situazioni, fu più rude e veloce del solito.
~oOoOoOoOo~
Durante la loro settimana fuori sede, Emmett, con la sua esuberanza, rendeva la vita impossibile agli algidi gemelli.
Jasper si era sciolto ultimamente ma, non appena la distanza fra lui ed Alice si apriva, ecco che il vecchio Jazz, schivo e serioso, riprendeva possesso della sua persona.
Rosalie era la solita snob e si sentiva in competizione con la maggior parte delle sue colleghe: pensava che, al mondo, non potesse esserci amica più perfetta per lei di Tanya e, dando questo per scontato, non dava chance a nessun'altra di avvicinarsi a lei oltre un certo limite.
Emmett... ed i suoi amici. Quelli che frequentava in Svizzera, quelli che si era fatto in facoltà... Era pieno di amici, perché era fin troppo facile stringere amicizia con lui.
Inoltre, la sua fama da festaiolo, oltre a quella dei soldi e del potere della sua famiglia, lo precedeva ovunque e le persone lo cercavano, bramavano la sua compagnia.
Sapevano che, con lui, avrebbero sempre trovato un modo per divertirsi, scorciatoie, scappatoie e soluzioni ad ogni tipo di imprevisto.
Così, anche il loro loft, grazie a lui, era un bel via-vai di studenti che non studiavano.
Chissà come, ma lui, tra una risata ed una bevuta, riusciva a studiare ed ottenere ottimi risultati comunque, senza dover ricorrere a strane polveri magiche...
~oOoOoOoOo~
BHUASUHAUHAUHAUHASUH!!!!”
AAAAAAHHH, Sììììììì HAHAHAHAHAHAAH!”
EEE-”
Shhhhh!”
No, dicevo, ti....”
Urla, risate e i bassi dello stereo riverberavano attraverso le mura.
Toc- toc- toc
Rose?”
Ah, sei tu, Jazz... Entra”
Volevo informarti che sto andando a studiare in biblioteca. Per caso... ti serve qualcosa?”
Del silenzio”
Come non detto” disse lui, congedandosi e chiudendosi la porta di Rose alle spalle.
Jasper esitò di fronte alla porta di Emmett, decidendo, infine, di uscire senza dirgli nulla.
D'altronde, era per causa sua che era costretto ad andarsene.
HAAHAHHAAHHAAH! NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! NON CI CREDO!”
Sì! TI DICO CHE È ANDATA COSì!”
BHUASUHADUHSAUHAS!”
Basta. Non. Ce. La. Faccio. Più.” digrignò Rosalie, passandosi le mani tra i capelli, gesto che non era solita fare.
Evitava il più delle volte di toccarsi il viso o i capelli, per non sporcarli e non rovinarsi la messa in piega.
Aveva veramente raggiunto il limite della sua già piccola pazienza e si alzò per andare a dirgliene due.
Una volta fuori dalla sua porta, che tremava per la potenza del subwoofer, fece un sospiro profondo, si sistemò la camicia appiattendola con le mani ed entrò senza bussare.
I gemelli avevano la stessa filosofia riguardo chi, per primo, mancava di rispetto agli altri: doveva essere ricambiato con la sua stessa carta.
Peccato che a Rosalie, quella volta, sarebbe convenuto fare uno strappo alla loro regola.
Non appena aprì la porta, allungò la mano verso il pulsante di spegnimento dello stereo, poi urlò “ORA MI AVET-” ma non fece in tempo a finire la sua frase, perché i resti del cheeseburger di Demetrio, uno degli amici di Emmett, volarono dritti dritti sulla sua testa.
Tutto improvvisamente si fermò.
Per qualche secondo interminabile, gli unici rumori che si sentirono furono il deglutire nervoso di Demetrio e l' “Azz...” sommesso di Felice, altro compagno di sventura di Emmett.
Secondi durante i quali il volto di Rosalie cambiò almeno 5 volte colorito, sfoggiando gradazioni dal rosso al viola; i suoi occhi violacei fiammeggiarono quando pronunciò con tono glaciale:
MI. HAI. GETTATO. CIBO. NEI. CAPELLI.”
Emmett allora commise l'imperdonabile errore di essere il primo a lasciarsi andare in una prorompente risata isterica, che trascinò nuovamente il resto dei suoi amici.
La povera Rosalie, mortificata, girò i tacchi senza neanche potersi concedere la possibilità di esporre i motivi che l'avevano portata nel Colosseo dei panini volanti.
A dir la verità Emmett non aveva riso di lei, ma la situazione... dovevate starci, era veramente comica.
Dai ragazzi... pulite questo porcile” disse Emmett.
Cazzo figa, Emmett: non sono venuto qui per ripulire la tua stanza...” rispose Felice.
No, certamente” lo sbeffeggiò Emmett “Siete venuti qui per sporcarla” scosse la testa, guardandoli entrambi. “Avanti, datevi da fare e poi levate le tende, che devo studiare!”
Lasciati i suoi amici ad occuparsi del casino, andò a scusarsi con Rosalie, ma trovò la sua stanza vuota.
Si guardò attorno e, sotto al volume dell'impianto stereo che i suoi amici avevano appena riacceso, riuscì a sentire l'acqua della doccia scorrere.
Voleva bussare... perché voleva scusarsi subito, non voleva che lei pensasse che lui l'avesse derisa, non voleva che si sentisse più umiliata di quello che già era stata, ma, soprattutto, voleva stringerla tra le sue braccia e baciarle la testa, sussurrandole parole dolci.
Ma non poteva.
Motivo fondamentale che lo portava a fare casino con gli amici la maggior parte del tempo.
Emmett non era abituato ad avere sotto gli occhi l'oggetto dei suoi desideri e contemporaneamente comportarsi come una bestia.
Era veramente un bel ragazzo: alto, muscoloso ed atletico, con un fisico scolpito da anni di pesistica e football, lucidi capelli neri, occhi cerulei e limpidi ed un sorriso tenerissimo contornato da delle innocentissime fossette.
Grandi mani e grandi braccia dentro le quali ogni ragazza avrebbe voluto perdersi.
Nessuna gli aveva mai detto di no: Emmett era un gigante sexy e buono.
Molto buono.
Ed ora stava male; perché, per la prima volta, qualcuna lo aveva rifiutato, senza offrire un motivo che lui ritenesse valido.
Lei non gli aveva mai detto cose tipo 'non sei il mio tipo ', ' mi piacciono biondi ', ' mi piacciono stronzi ', ' mi piacciono algidi quanto me '.
Niente di tutto questo.
L'unica scusa che lei era stata in grado di offrire era riguardo il matrimonio tra i loro genitori ed il fatto che ora portassero tutti lo stesso cognome, come dei veri fratelli.
Gli aveva detto che non gli piaceva? No.
Gli aveva detto che lo trovasse antipatico? No.
Allora... anche lei provava qualcosa per lui? A questa domanda, Emmett non sapeva darsi una risposta certa, ma proprio per questo non aveva ancora abbandonato la speranza.
Emmett rientrò nella sua stanza e spense lo stereo.
Ue, alùra!” protestò Demetrio, pronto a continuare.
Lo sguardo truce di Emmett, tuttavia, gli fece subito cambiare idea.
Scopa, sacco della spazzatura e Mocio, nel giro di mezz'ora i tre, sorprendentemente, riuscirono a riportare la stanza al suo stato iniziale.
Finite le pulizie, Felice e Demetrio si buttarono nuovamente, come due sacchi di patate, sui puff, ma Emmett aveva altri piani.
No,” rise “voi non avete capito: SMAMMARE!” accentuò il concetto con un chiaro gesto della mano.
I due grugnirono ma afferrarono il messaggio, decidendosi ad abbandonare il campo.
Ad ogni modo pensaci, Emmett” disse Felice, sulla porta.
Mh?”
“Alla mia proposta... abbiamo una bella squadra di rugby da queste parti” rispose, dandogli una potente pacca sulla spalla, che Emmett contraccambiò sovrappensiero.
Beh... ci penserò, dai. A domani, ragazzi”
Te saludii, Emmett”
Bèla” risposero e, in un attimo, furono fuori dal loft.
Improvvisamente, la casa era immersa nel silenzio e, per quanto lui desiderasse scusarsi con Rosalie, immaginando che ora fosse tornata a studiare, la lasciò stare e prese anche lui i suoi libri.
Qualche ora più tardi, Jasper non era ancora tornato dalla biblioteca, ma Emmett era ignaro del fatto che lui non fosse neanche in casa.
Sapeva che i gemelli, soprattutto Rosalie, andavano pazzi per il sushi e si diresse verso il mobile all'ingresso, dove tenevano il telefono e le rubriche.
Tirò fuori il bigliettino del loro solito sushi bar ed ordinò vari menu per tutti e tre.
Quando il ragazzo delle consegne suonò al citofono, Rosalie era già in cucina, pronta a mettersi ai fornelli.
Lui, senza dirle niente, scese a prendere l'ordinazione, cogliendola totalmente di sorpresa quando riaprì la porta introducendo vaschette intere piene delle leccornie che lei più adorava.
Emmett le appoggiò sulla mensola, preparò la tavola per tre sotto gli occhi increduli di lei e, infine, le estrasse la sedia, invitandola ad accomodarsi.
Mi dispiace, Rose... Lo so che sono un animale”
Esatto Emmett, sei uno scimmione” disse lei, interrompendo l'incantesimo, tutto d'un tratto, prendendo la sedia dalle mani di lui e sedendosi senza tante cerimonie.
Emmett deglutì, si schiarì la voce e chiamò “Jazz!”
Jasper è uscito”
Lui aggrottò la fronte “Quando?”
Quando tu insieme ai tuoi amici Gorilla e Scimpanzè eravate troppo occupati a saltare da una liana all'altra” rispose lei, senza neanche degnarlo di uno sguardo, occupandosi con le bacchette e la salsa wasabi.
Chiaro...” annuì lui, sedendosi e cominciando a servirsi.
Rosalie passava i suoi springroll sopra al wasabi come patatine sul ketchup ed Emmett la osservava incuriosito.
Non so come fai a mandare giù quella roba”
Sai, riesco a mandare giù anche di peggio, per esempio te
Ok, ho capito” rispose Emmett parlando tra sé e sé, tirando un sospiro di rassegnazione e cercando, inutilmente, di concentrarsi solo sulla cena.
Quando Rosalie ebbe finito, si alzò dal tavolo, ripose il piatto e bicchiere nella lavastoviglie e sparì in camera sua, per riapparire pochi secondi più tardi.
Quando rientrò in cucina, posò sul tavolo delle banconote.
Ecco: questi sono per la parte mia e di Jazz, poi me li ridarà lu-”
Emmett si alzò bruscamente dal tavolo, il suo volto una maschera di imbarazzo e confusione.
Rosalie...” la guardò sconcertato.
Non bastano?” fece per tirare fuori altri soldi, ma lui la fermò.
Volevo scusarmi per come mi sono comportato oggi. So che faccio casino tutti i giorni e che non basterebbe offrirvi tutte le cene del mondo, ma...” scosse la testa, in cerca di parole migliori, più efficaci.
Poggiò entrambe le mani sul tavolo, spostando in avanti il suo peso, tenendo la testa bassa.
Mi dispiace Rose. Per tutto. Perché non sono come tu vorresti. Non è un bel momento per me; sto cercando di fare del mio meglio, ma riesco solo a fare del mio peggio... Probabilmente ho sbagliato a dividere il loft con voi...” alzò la testa di nuovo, per guardarla “Con te. Riprenditi quei soldi” disse guardando altrove “e chiedi scusa a Jasper da parte mia. Buonanotte”
Rosalie non avrebbe voluto ascoltare quelle parole e, ora più che mai, sapeva che qualcosa doveva cambiare.

A/N:
Heylà Eddie, sempre il solito cavaliere eh? Non ti smentisci mai ;)
Tenere insieme racconti per tutte le coppie è una faticaccia. Non l'avevo previsto perché, quando ho immaginato questa storia ho pensato alle vicende di Edward/Bella e a mettere in mezzo anche gli altri, ma perché il modo in cui io vedevo i membri della famiglia Cullen umanizzati a modo mio era... esilarante.
Lo ideai agli inizi dei miei approcci con le fanfictions, quindi di storie AH non ne avevo ancora lette.
Non vedo l'ora di arrivare a descrivere la prima parte che ideai di questa “fantasia” che nacque per puro caso.
Non so ancora come farò ad inserirla in mezzo al racconto ma... spero bene.
Devo dire che questo è il primo capitolo che ho scritto in mesi. Tutti i capitoli precedenti, come vi avevo già detto, li ho scritti mesi fa e mi sono presa il mio tempo per correggerli, guardandoli con più distacco e riuscendo ad essere più autocritica.
Questo è stato scritto e corretto in meno tempo e temo che possa contenere più errori o che possa essermi allontanata dallo stile originale che avevo intrapreso.
Beh, se il cambiamento si rivelasse in una mia “maturazione”, che ben venga!
Spero di riuscire ad ultimare presto anche il nuovo capitolo di Erase/Rewind, l'altra fic in italiano.
Penso di tornare ad aggiornare anche la mia fic in inglese. Ho visto che qualcuno l'ha aggiunta alle sue preferite su una delle community nelle quali è pubblicata... Finalmente è piaciuta a qualcuno!
Visto che siamo in tema di 'lingue'... io non sono milanese: spero di non aver fatto un uso improprio dei termini, perché i nostri Felice e Demetrio amano parlare in dialetto!
Fate i buoni (come dice un certo spot) e commentate dolcemente :)

giovedì 18 novembre 2010

Profumiera (Prick Teaser) - capitolo 4 - Fuoco e Ghiaccio.

Jasper era al telefono, cercando di riservare un tavolo al risorante, mentre Alice si era chiusa nel suo guardaroba, provando diversi abbinamenti per la sua uscita romantica con Jasper.
Anche Edward era al telefono, ma non per una missione romantica: stava cercando di convincere Tanya a fare cyber sex.
Emmett era un'altra persona alla quale, chiaramente, non era sfuggito il comportamento di Rosalie.
Ora era dietro la porta della sua stanza, indeciso sul bussare o meno. Era lì da quasi 10 minuti, quando sentì dei passi lungo il corridoio e rinunciò, tornando in camera sua.
~o~o~o~o~o~o~o
"Dai Tanya, dimmi cosa stai indossando" disse Edward, col suo tono più seducente
"No, non te lo dirò!"
"E dai... Ok, allora ti dirò come sono vestito io..."
Tanya sospirò drammaticamente. Ed Edward continuò:
"Hai presente quei boxer di Hugo Boss che ti piacciono tanto? Beh... ho solo quelli!"
"Ma Edward!"
"Cosa? Uno non può neanche più stare in libertà in camera propria?" sorrise beffardo. "E poi lo sai che qui in Italia l'estate è più calda che in Svizzera..."
Tanya ignorò la sua allusione. "Sì, me lo ricordo, sono stata giù solo 5 giorni fà!"
"E già mi manchi... Mi hai lasciato qui, solo soletto, a bruciare di passione per te..." anche Edward esasperò le sue parole in tono drammatico.
"Edward, piantala..."
Il tono di Edward ora si fece più profondo. "Dove sono le tue mani adesso?"
"Beh, una è sulla cornetta del telefono, l'altra è appoggiata sulla mia coscia"
"Mhhh, sulla coscia, interessante...!"
"NON PER QUELLO CHE PENSI TU!" la voce di Tanya si alzò di qualche ottava.
"Ah no, eh? E vediamo, che cos'è che potrei pensare io... mhh... Che se fosse la mia quella mano lì, ora starebbe procedendo verso la tua terra promessa!"
Tanya sospirò pesamentemente, scuotendo la testa, quasi seccata. "Ahhh, Edward!"
"E dai Tanya, non fare la frigida con me... Anche la mia mano è sulla mia coscia... ma all'interno, sempre più vicina all'inguine..."
"Edward?!?" ora era visibilmente scioccata.
Lui respirò tra i denti, sibilando "Vorrei proprio che questa mano fosse la tua, Tanya..."
"Che cosa stai facendo con la mano, Edward?"
"Mhhhhh, secondo te?" disse con un tono di voce ancora più profondo.
"Non ci posso credere...."
"Toccati Tanya, dimmelo, dimmi che ti stai toccando" Edward respirava affannosamente, mentre socchiudeva gli occhi e la sua mano stringeva il suo membro.
"ASSOLUTAMENTE NO!" gridò lei.
Edward tolse la mano che aveva infilato nei boxer e la sbattè sul tavolo, frustrato.
"Grandioso Tanya, ti stavo solo chiedendo di darmi una...- di aiutarmi. Io... non ce la faccio, per me è difficile non poter.... quando voglio" si passò una mano tra i capelli.
"Pensi che per me sia facile, allora?" disse lei inacidita.
"Sì, decisamente più facile, dal momento che sembra che tu non abbia bisogno di certe cose" ora Edward era visibilmente seccato.
"Ed-"
"No Tanya. Lasciamo perdere. Ora sono... nervoso. Capiscimi. Ci sentiamo... più tardi, o domani. Ciao"
"Ciao Edward, ti-"
-click- tu-tu-tu-tu-tu.....

"Stupida ragazzina viziata...." disse scocciato, mentre le sue dita volavano veloci sulla tastiera del laptop, digitando l'indirizzo di un sito di video porno amatoriali.
Cliccò sul primo video che gli capitò avanti, si armò di lubrificante, che teneva nel cassetto del comodino e continuò il lavoro che aveva iniziato al telefono con Tanya.
~o~o~o~o~o~o~o


"Allora, andiamo?" disse Jasper mentre porgeva il braccio ad Alice, dopo aver parcheggiato di fronte all'entrata del Funicolare, un antico ristorante con una vista meravigliosa proprio in riva al lago di Forchette. Un posto perfettamente romantico.
"Wow, Jazz, è... è fantastico! Non ho parole!"
"Beh, menomale: perché è davvero difficile riuscire a sorprenderti Lily" aggiunse lui ammiccando, mentre lei gli rispose con una linguaccia.
"Buonasera signori" disse lo steward di sala, all'entrata.
"Buonasera, ho prenotato un tavolo per due..." rispose Jasper.
"Il suo nome, prego?"
"Cullen, C-U-L-L-E-N" ebbe l'accortezza di fare lo spelling del suo nome.
"Ah! Ma certo signor Cullen" Lo steward strabuzzò gli occhi al nome e disse al commis "Mario? Accompagna i signori al loro tavolo"
"Subito. Prego, vogliate seguirmi" e, con un breve ma significativo inchino, li condusse al miglior tavolo sulla terrazza esterna.

Jasper tirò fuori la sedia per far accomodare Alice, che rispose con un sorriso, per poi sedersi di fronte a lei.
Dopo pochi minuti il cameriere tornò con un cestino di pane e grissini per prendere le ordinazioni.
Naturalmente Jasper ordinò il vino più costoso che avevano: un Pinot Grigio per la cena, a base di pesce fresco del lago, pensando che ne avrebbe potuto ordinare uno dolce per il dessert.
"Stai tentando di farmi ubriacare?" Chiese Alice.
"Mh, può darsi..."
"Non vorrai mica approfittarti di me?!" si finse scioccata.
"Come se tu fossi una povera damigella indifesa!" Scosse la testa e rise.
"Jasper Cullen!"
"Ahahahahahah!" Scoppiò in una fragorosa risata.
"Non ti permettere, sai?" Ora lei cercava di trattenere la sua.
Lui si trattenne e si schiarì la voce "Ehm, ok, mi scusi signorina Evenson... Cullen"
Improvvisamente Jasper cambiò tono e si fece serio.
"Lo sai che se tu diventassi mia moglie, continueresti a chiamarti così? Solo al contrario... Cullen Evenson... o Evenson-Cullen Evenson, o Cullen Evenson in Cullen..." E sfoggiò un sorriso sghembo.
Lei sbiancò al suò cambio di tono e soprattutto per l'argomento trattato, ma non appena lui sorrise di nuovo, stuzzicandola, lei arrossì e sorrise timidamente.
Il resto della cena fu egualmente dolce e scherzoso e, dopo una lunga passeggiata lungo il lago, tornarono a casa.
Le cose tra loro due erano già state chiarite ed ora avevano deciso di provare a stare insieme.
Prima di uscire dalla macchina si guardarono a lungo, in silenzio; Alice sospirò e distolse lo sguardo per prima. Jasper scese dalla macchina e le aprì lo sportello.
Una volta in casa, entrambi si recarono a salutare i propri genitori, che stavano finendo di lavorare nei loro rispettivi studi.
Alice, infine, entrò in camera sua ed iniziò a prepararsi per la notte. Prese il suo pigiama di seta di Victoria's Secrets, si lavò i denti, si struccò e diede una spazzolata ai capelli ribelli.
Stava per mettersi a chattare su internet con le sue amiche, per raccontare tutta la serata, proprio come aveva promesso, ma un bisogno impellente che bruciava, ardente, soffocante, che faceva battere il suo cuore a mille e pulsava fino al suo angolo più intimo, facendolo contrarre, le rendeva impossibile restare lì ferma nella sua stanza.
Si alzò dalla sua scrivania e, senza sapere neanche cosa stesse facendo, si trovò dietro alla porta di Jasper. Prese un lungo respirò e bussò.
"Avanti" rispose Jasper monotono. L'ultima persona che si aspettava di vedere lì, in quel momento, nonostante fossero stati tutta la sera insieme, era proprio lei.
Alice entrò e chiuse la porta dietro di sè, restandoci appoggiata sopra. Jasper la guardò sorpreso dalla sedia e chiuse il libro che aveva davanti a sè "Dimmi, Alice"
Il suo sguardo saettava nervosamente dal suo volto agli altri angoli della stanza "Jasper... Dovevo venire qui. Non... non lo so cosa mi sia preso. Sentivo solo che non ce la facevo a restare nella mia stanza, io..."
"Alice"
"Dovevo venire qui da te. Dal primo giorno che ti ho visto, ho sempre saputo che... Lo so che io e te... Ci siamo chiariti solo oggi, lo so, e forse è troppo presto..."
"Alice"
"Non voglio precipitare le cose e non dovrei essere qui, ma non ce la facevo a restare di l-"
"Alice..."
Lei si bloccò e finalmente lo guardò negli occhi. Prese un lungo, tremante respiro e poi corse e si buttò addosso a lui. Prese il suo volto tra le mani e le sue labbra si scontrarono con quelle di lui. Attimi dopo lui rispondeva al suo bacio, le sue mani incontrarono il corpo di Alice sopra i fianchi e, timidamente, le fece salire fino alla sue spalle, per poi poggiarne una sul suo volto ed accarezzarlo.
Lui si staccò da lei per guardarla, continuando ad accarezzarla col dorso della mano.
"Ti amo, Alice" disse teneramente, sorridendo.
"Anch'io ti amo, Jasper" rispose lei con un filo di voce.
A quel punto lei fece scivolare lei mani dal suo volto ed inizò ad esplorare il suo tonico petto, scendendo sempre più in basso. Inclinò la testa verso il suo collo ed iniziò a baciarlo sotto il suo orecchio. Il respirò di Jasper si inceppò, inspirava profondamente e, mentre sentiva che la mano di Alice si era avvicinata pericolosamente verso la sua area maschile, si ritrasse nuovamente per guardarla negli occhi.
"Sei veramente sicura, Lily?"
"Ti voglio, Jazz" Sussurrò e, a quel punto, le loro labbra si incontrarono di nuovo, con ancora più passione.
Jasper la afferrò e la sollevò dalla sedia insieme a lui, per poi posarla sul suo letto. Lei si allungò per toglierli prima la maglietta, poi i pantaloni del pigiama e lasciarlo solo con i suoi boxer. Gli prese entrambe le mani e lo trascinò sopra di sè, guardandolo negli occhi. Ripreserò a baciarsi, alternando momenti di intensa passione, in cui le loro mani e le loro labbra assaggiavano avidamente tutti i centimetri della loro pelle, a momenti di estrema tenerezza, in cui si scambiavano piccoli e teneri baci, guardandosi negli occhi ed accarezzandosi il volto.
Quando furono entrambi solo in biancheria intima, Jasper si alzò, prese un condom dal suo comodino e si voltò verso Alice, con un gran sorriso sghembo. Mentre lei lo fissava, lui si abbassò i boxer, scoprendo interamente la sua erezione e vi srotolò sopra il preservativo. Alice si sedette accanto a lui e lo aiutò a sfilarsi totalmente i boxer, mentre lui le slacciava il reggiseno.
Non appena i suo seni furono scoperti, Jasper li attaccò avidamente con i suoi denti, facendo sibilare Alice mentre buttava la testa all'indietro, chiudendo gli occhi. Lui continuò a lavorare un seno con la sua bocca e l'altro con la sua mano, alternandosi, torturando i suoi capezzoli fino a farla gemere.
Dolcemente, la fece stendere di nuovo e le sfilò gli slip. Lui si insinuò tra le sue gambe che tremavano in anticipazione. Si posò sopra di lei, baciandole la fronte, le guance, il naso ed infine le labbra, dove rimase appoggiato, guardandola negli occhi, mentre entrava piano dentro di lei. Il suo membro raggiunse il limite dell'intimità di lei ed i loro occhi rotolarono all'indietro mentre ansimarono insieme alla ricerca d'aria.
Rimasero fermi per qualche minuto, solo sentendosi, adattandosi entrambi alla presenza dell'altro.
Quando la forte sensazione iniziale scemò, i loro fianchi cominciarono a muoversi avanti e indietro, incontrando l'altro, scivolando sempre più agilmente. Il loro era un ritmo lento, si torturavano lentamente sentendo per la prima volta ogni centimetro dell'altro intorno e dentro di sé.
Lei chiuse le sue gambe attorno a lui, che sentiva le sue pareti stringersi ritmicamente sempre di più intorno al suo membro. Voleva aspettarla, voleva che venisse lei per prima e la aiutò baciandole il collo, alternando i baci a sospiri dolci e sensuali nell'orecchio.
"Ti amo, piccola"
"Sei così calda dentro"
"Mi fai impazzire"
"Dimmi che mi ami"
Il suo respiro caldo sulla pelle sensibile del suo orecchio la condusse rapidamente all'estasi, facendo esplodere il fuoco che si era formato nel suo basso ventre e, mentre i suo caldi ed umidi muscoli si contraevano senza sosta intorno al suo membro, trascinarono anche lui al culmine del piacere, lasciandoli entrambi senza fiato, aggrappati l'uno all'altra.
Dopo i tremori in cui l'orgasmo avvolse i loro corpi, i due si guardarono intensamente negli occhi, a lungo, finendo di scambiarsi emozioni che le parole non potevano esprimere, a conclusione del discorso che avevano iniziato i loro corpi.
Un discorso silenzioso che, dolcemente, li trascinò tra le braccia di Morfeo: si addormentarono l'uno accanto all'altra, lasciando tutto il resto del mondo fuori.
~o~o~o~o~o~o~o
Purtroppo il resto del mondo era ancora lì ed Alice, poche ore dopo, si alzò in silenzio dal letto di Jasper, facendo attenzione a non svegliarlo e si rimise il pigiama. Si chinò, poi, accanto al letto per accarezzargli i capelli e donargli un tenero bacio sulla fronte.
"Ti amo, Jay" Sussurrò, per poi uscire dalla stanza di Jasper e rientrare nella sua.
Fredda. La sua stanza ora era fredda più che mai.
Si arrampicò veloce nel letto, buttandosi le coperte addosso, ma non bastarono a colmare la mancanza di calore che avvertiva.
Scesero due lacrime sul suo volto: una di felicità, perché non riusciva ancora a credere che fosse successo veramente; l'altra di amarezza, perché aveva paura, veramente paura di come avrebbe reagito la loro famiglia.

A/N:
Bene, bene, bene... Ho deciso di mandare avanti la storia di Jazz ed Alice. Spero che la loro prima volta insieme vi sia piaciuta. Me la sono immaginata molto diversa da quella tra Edward e Tanya, spero di essere riuscita a trasmettervi le emozioni nel modo giusto.
Lo so, il capitolo era piccolino, ma preferisco segmentare gli argomenti. A volte sento il bisogno di troncare per non trascinarmi avanti un capitolo che rimarrebbe incompiuto a tempo indeterminato. Ormai lo avrete capito che sono lenta.
Aver scritto questo capitolo mesi fa, mi ha aiutato a correggerlo in maniera migliore, ma ora è anche tempo che continui seriamente la storia. E' che tra un pò le vicende inizieranno ad essere più complicate e... ho paura.
Spero di non avervi deluso... Non siate impazienti per Edward e Bella: ve l'ho detto, questa storia all'inizio mostra una panoramica di tutte le coppie. C'è ancora tempo, la storia la prevedo mooooolto lunga :)
Non so voi, ma io adoro le fanfic lunghe: mi tengono compagnia...
Io non obbligo nessuno a recensirmi, anche perché temo di spingere chi non trova di suo gradimento la storia a scrivermi cose che potrebbero farmi restare male. Come al solito mi riferisco alle critiche cattive... Ad ogni modo so che le persone che seguono la storia (so per certo che ce ne sono alcune su EFPfanfiction) sono più di quelle che recensiscono. Chi legge capitolo per capitolo (e non chi, magari, si è ritrovato per la prima volta la storia davanti e sta leggendo tutto insieme), se ha voglia di lasciarmi due parole contate di incoraggiamento, può farlo ogni tanto. Aiuta molto.
Non dimenticatevi di consigliare la storia tramite FB O Twitter o dove volete voi, se vi piace: ci sono i tasti appositi!!! Bacini.
ps: il font che uso per pubblicare la storia in modo più 'carino' è presente nei pc di default con i nuovi sistemi operativi Windows e per chi ha un'edizione di Office del 2007 (o superiore) o un'edizione del W.L.Messenger del 2009 (o superiore). Si chiama Segoe Print. Chiunque non lo abbia nel suo pc, se vuole, può installarselo gratuitamente. Google it!


martedì 9 novembre 2010

Profumiera (Prick Teaser) - capitolo 3 - Giusto... o meno.

"Allora Emmett, hai già deciso a quale università andrai?" chiese Esme, cercando di nascondere la sua apprensione.

"ma è naturale, mamma: te l'ho sempre detto che avrei preso Architettura come te". Emmett porse un ampio sorriso a sua madre, che bastò a tranquillizzarla.

"Bene, volevo solo sapere se avessi cambiato idea, nel frattempo". Lei sorrise di rimando ed aggiunse: "E voi due, Rose e Jazz, siete sempre per Fashion Design ed Economia?"

"Certo", disse Jasper, "anch'io seguo la passione di mio padre..."

Esme rise cercando di nasconderlo con un finto colpo di tosse, mentre Carlisle finalmente alzò gli occhi dalla pagina di economia del giornale nel quale stava affondando.

"Mh?" mugugnò, mentre i suoi familiari risero. Alla fine si decise a mettere da parte il giornale e a continuare a mangiare, come tutti gli altri.

"Pensavo di aver sposato un chirurgo..." disse Esme sospirando.

"Non ti preoccupare mamma, per quello ci penserò io". Edward strinse la sua mano sopra quella della madre.

"Beh, vorrei ben vedere a questo punto, che Alice si arruoli in Marina..." Queste parole fecero ridere di gusto Edward, mentre Alice rispose:

"No mamma, io prenderò Fashion Design come Rose".

"Non vi sembra un pò prematuro parlare di ciò che farete all'università, quando vi mancano ancora a te" disse Carlise indicando Alice "un anno, e a te" indicando Edward "due, per finire il liceo?"

"Io non penso Carl, è meglio avere le idee chiare fin da subito, a me piacciono le persone decise". Con queste parole Esme chiuse il discorso ed il resto del pranzo peroseguì, per lo più, in silenzio.
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"Hey Rose, tutto a posto cara?" Esme aveva notato il suo silenzio durante tutto il pranzo.

"Sì Esme, è tutto a posto" Rosalie finse un sorriso, ma non ebbe successo.

"Non me la dai a bere, ragazzina: va bene che sei una persona tutta d'un pezzo come tuo padre, ma questo è..."

"È cosa?"

"È strano, è troppo. Sei così silenziosa da quando sei tornata da Montagnola, c'è forse qualcosa che non va?"

"No Esme, è solo... l'ansia per l'università, sai..."

"Ahahahah" Esme eruppe in una risata quasi isterica "TU, Rosalie, ansiosa per qualcosa che concerne i tuoi studi? Seriamente, piccola: ti conosco meglio di quanto ti conosca la tua vera madre..."

Rosalie abbassò lo sguardo e guardò altrove.

"Sei proprio sicura che non ti vada di parlarne? Non c'è niente che io possa fare per te? Non hai mai avuto problemi a confidarti con me in passato..."

Quello che tormentava Rosalie non sarebbe stato un argomento facile da digerire per Esme.

"No Esme, grazie" sorrise debolmente ancora una volta e se ne andò.
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"Carlisle?" Esme entrò nel suo ufficio senza bussare.

"Dimmi"

"Tua figlia, Rose, non sta bene"

"Cos'ha?" si alzò di scatto.

"Sta bene... fisicamente, almeno sembra"

Esme ricevette un'occhiataccia storta da Carlisle.

"E allora cos'ha?"

"E' strana, è troppo silenziosa, pensierosa... Non puoi dirmi di non averlo notato. Non ha praticamente aperto bocca da quando è tornata! E sai benissimo che non può essere l'università a turbarla così tanto"

"Beh, qualsiasi cosa sia, è meglio che se la faccia passare e che si concentri sulle cose importanti. Come l'università, appunto" Fece un cenno con la testa mentre si rimise seduto alla sua scrivania.

"Sì, hai ragione tu Carlisle, hai sempre ragione tu!" Esme stormò fuori dal suo ufficio.

"Sì, certo, come no..." sospirò lui mentre rimetteva gli occhi sulle carte che stava studiando precedentemente.
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"Mamma...MAMMA?" Alice inseguiva Esme per il corridoio. "Mamma, ti fermi? Hai discusso con Carlisle?" Questo bastò a farla fermare.

"Alice, non devi preoccuparti. Stavamo parlando di Rose..." disse, mentre avanzavano in soggiorno. "Marisa?" Esme chiamò la cameriera.

"Sì, signora Esme, mi dica"

"Ci porti del tè, per favore"

"Subito, signora" si congedò.

"Alice, non hai notato che Rosalie è un pò troppo chiusa, da quando siete tornati?"

"Rosalie è sempre taciturna, mamma" Alice conosceva benissimo il motivo. Edward non era stato capace di tenere la bocca chiusa a riguardo.

"Allora mi stai dicendo che è solo una mia impressione?"

"Può darsi...." aveva voglia di sputare il rospo, ma non esattamente su cose che non la riguardano direttamente "Mamma, in verità io volevo parlarti di una cosa..."

"Avanti, Alice" sorrideva, ma non riuscì, comunque, a metterla a suo agio.

"Non so davvero da dove cominciare"

"Di solito si comincia dall'inizio... ah, ecco il tè, finalmente" aggiunse l'ultima parola sottovoce "Grazie, Marisa"

"Prego, con permesso"

"Allora Alice...."

"Sì, mamma...Io e Rose... non siamo veramente sorelle. Voglio dire, le voglio bene -non fraintendermi- però, effettivamente, non c'è un vero legame di parentela tra di noi..."

"E questo cosa-"

"No mamma, era così, per dire"

"E allora?"

"Mi piace un ragazzo, mamma" Alice arrossì mentre quelle parole lasciavano la sua bocca.

"Alice è fantastico! E lui-"

"Mamma, lasciami finire. Mi piace seriamente questa persona, è diverso da tutti gli altri ragazzi che io abbia mai conosciuto. Lui è
un uomo, ha più o meno la mia età ma è maturo, è ... decisamente all'antica, è un gentiluomo. E' pieno d'attenzioni, è paziente... con me! Non c'è mai riuscito nessuno, ma lui sì!"

"Sembra un ragazzo interessante" Esme sorrise.

"Lo è. Solo che in tutto questo non so
quanto lui sia interessato a me. So che lo è, perché me lo ha fatto capire, ma non so che intenzioni abbia, e-"

"Ma scusa, non mi avevi appena detto che ti sembrava un ragazzo serio?"

"Non è questo il punto"

"E qual'è allora? Quali pensieri dovrebbe avere un ragazzo della tua età, se serio ed interessato, che gli impediscano di iniziare una storia?"

"La
famiglia? La famiglia mamma, la famiglia..." affondò la testa fra le sue mani.

"Hanno forse dei problemi... lui ha qualche responsabilità?"

Alice scosse la testa.

"Per caso la sua famiglia non vuole?"

"Potrebbe mamma, potrebbe non volermi"

"Potrebbe" sospirò pesantemente "Li hai mai conosciuti, te li ha presentati?"

"Disturbo, signore?" Jasper si presentò all'uscio della porta del salone, facendo un piccolo inchino con la testa, con un braccio dietro alla schiena e l'altro piegato avanti, prima di camminare verso di loro.

"Vuoi del té, caro?" sorrise. "Marisa?"

"Grazie, mamma" Jasper sorrise mentre si sedeva sul divano accanto ad Alice.

"Un gentiluomo come Jasper?" Incalzò Esme.

"Come mamma?" Alice strabuzzò gli occhi.

"Il tuo ragazzo"

Jasper si voltò di scatto a guardare Alice, cupo.

"Non è il mio ragazzo mamma" disse Alice imbarazzatissima.

"Ok, il ragazzo di cui ti sei innamorata... è un gentiluomo come il nostro Jazz?"

Alice, ancora con lo sguardo basso, disse "Sì, lo è"

Queste tre parole bastarono a Jasper per fargli capire che era di lui che si stava parlando e si sentì sollevato "Dev'essere proprio un ragazzo fortunato per poter godere della compagnia di una ragazza come te, Alice"

"Ahh, vedi che ragazzo d'oro che è Jasper.
Marisa?"

Mentre Esme si voltò per cercare con lo sguardo la cameriera, i due si scambiarono un tenero e fugace sguardo, ricco di significati.

"Sai Jasper... Alice stava dicendo che teme che la famiglia di questo ragazzo non l'accetti. Perché mai non dovrebbero accettarla?

"Già, perché mai non dovrebbero?" Jasper sorrise, mentre sorseggiava il té, finalmente. "Penso che dovrebbero dare una possibilità a questa storia"

"Sante parole, Jazz" disse Esme.

Poi lui, rivolgendosi direttamente ad Alice "Penso che dovresti provarci"

Alice, colta di sopresa, rimase a guardarlo come un cervo impaurito.

"Penso che dovresti farti avanti" proseguiì "Non avere paura di quello che possono dire gli altri: tu sei una persona stupenda, non ho mai conosciuto nessuno come te in tutta la mia vita, L-... Alice"

"Lei, ancora emozionata, rispose "Dovresti andarci a parlare tu con lui... e con la
famiglia..."

"Consideralo come già fatto" disse lui, sorridendole.

"Ma Alice! non puoi mandare tuo fratello a parlare per te di certe cose!"

"Mamma: lui
non è mio fratello"

"Ancora con questa storia...?"

"Ha ragione lei,
Esme : lei non è mia sorella" sorrise.

"Signora Esme? C'è una telefonata per lei nel suo studio"

"Grazie, Luciana, ora vado a prenderla. Scusatemi ragazzi" così dicendo, si alzò e lasciò il salone.

"Jasper, io..."

"Shhh, ho capito tutto,
Lily"

"Mi dispiace di averti messo in imbarazzo-"

"Imbarazzo? Qui l'unica imbarazzata eri tu!" sorrise.

"Io Jazz.... Ecco, quello che volevo dire è.... Sì insomma, dopo tutti questi mesi.... Quello che è successo.... Con te mi trovo bene, e-..."

"Ti amo anch'io, Lily" disse, guardandola fermamente negli occhi, catturandola in uno sguardo lungo, una confessione silenziosa. Gli occhi di lei brillarono.

"Cosa possiamo fare Jazz? Io sono confusa..."

"Su cosa vuoi da me?"

"NO! So esattamente cosa voglio da te...
tutto. Sono confusa su ciò che può essere di noi, e non so cosa aspettarmi dal resto della nostra famiglia"

"Te l'ho appena detto che non ho mai incontrato nessuna che fosse come te, e di certo, se tu lo vorrai, non ti lascerò scappare... perché sei già
mia nel mio cuore, Lil. E ti ho anche appena detto che ci penserò io a parlare con loro"

"No, Jay, non è giusto! Dobbiamo farlo insieme. Però non adesso. Non voglio chiedere a loro il permesso di ... amarti, di stare con te. Voglio farlo e basta. Voglio provare a stare con te. Parlare con loro mi servirà soltanto per non avere segreti. Ma solo quando io e te saremo veramente forti di noi stessi ne varrà veramente la pena di parlarne con mamma e Carlisle"

"Penso che tu non possa avere più ragione di così" le strinse le spalle col suo braccio e la baciò teneramente sulla testa.

Alice si riaccese come un folletto con la polvere magica: "Allora, mi porti fuori a cena stasera?!"